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Parrocchia

La chiesina del “Villaggio”

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L’insediamento di abitanti stabili al Villaggio ha origine all’inizio degli anni ’50 del secolo scorso su una vasta area occupata precedentemente da uno stabilimento avicolo industriale (uno dei primi in Italia) creato, a quanto risulta, dall’ing. Ernesto Baslini dell’omonima azienda chimica di Treviglio. Sull’area insistono, oltre agli spazi edificati per l’allevamento dei polli, altre costruzioni di diversa tipologia, probabilmente adibite ad abitazione dei lavoranti. Per diversi motivi l’attività cessa e tutta l’area del Villaggio è messa in vendita. In quegli anni inizia una consistente “immigrazione” di famiglie provenienti da diversi paesi della bergamasca. Il fenomeno è derivato dall’offerta di lavoro per operai del vicino stabilimento della Dalmine.
beretta_mollaI primi insediamenti sono appunto nelle case già esistenti e, a memoria di chi ci ha vissuto, l’edificio dove ora è collocata la chiesina
ha accolto la prima famiglia “immigrata”. Il piano superiore della casa è adibito ad abitazione, mentre il piano terra, che all’origine era sede dell’incubatoio dell’ex stabilimento avicolo, viene utilizzato dai contadini per stendere il grano ad “asciugare” prima che esso venga immagazzinato, venduto o macinato.
Lo sviluppo abitativo, in
quello che viene denominato “Villaggio Nuovo”, è abbastanza rapido e a metà degli anni ’50 conta una cinquantina di famiglie tutte provenienti da fuori Osio Sopra. La frazione è dotata di una scuola elementare posta nell’edificio accanto a quello che diventerà la nuova cappellina. Alla Scuola Elementare affluiscono bambini oltre che dal “Villaggio Nuovo” anche dalle storiche frazioni “Capra” e “Rasica”. Per tutti gli anni ’50 l’integrazione tra i nuovi arrivati e gli abitanti storici del paese risulta difficile. La frazione non viene mai citata col nome di “Villaggio Nuovo” ma semplicemente chiamata “Polèr” o, ancora in senso più sarcastico, “Villaggio arabo”. Oltre alla Scuola Elementare, il Villaggio ha come unici “servizi” un bar e un negozio di alimentari. Per le funzioni religiose gli abitanti del Villaggio frequentano la Chiesa Parrocchiale. Solo ed esclusivamente per il mese di maggio, alcune sere viene messa a disposizione per le celebrazioni mariane la chiesetta annessa allo stabilimento della Rasica.

giovanni_xxiiiPrivi di un luogo di culto specifico, gli abitanti del Villaggio per la loro devozione hanno come riferimento la cappella dei “Murtì”, sita poco fuori della frazione, sulla strada sterrata che porta in paese. Non è raro la sera vedere intere famiglie recarvisi per la recita del Rosario.
Il 19 marzo 1958 fa il suo ingresso come parroco di Osio Sopra don Pietro Rota. Al Villaggio egli si ritrova alcuni conoscenti che qui si sono trasferiti da Mezzoldo, precedente parrocchia di don Pietro. Per lui è l’occasione per farsi un’idea della frazione e di creare un “ponte” con il centro del paese. Da subito don Pietro pensa che se c’è una scuola al Villaggio può ben starci anche una chiesa. L’idea si concretizza riadattando il già menzionato “salone – granaio”, ormai non più utilizzato allo scopo, per trasformarlo in una cappellina. Con l’aiuto dei volontari le opere sono presto fatte. L’arredo è semplice: un bell’altare di legno, un bel Crocifisso collocato su uno sfondo di velluto rosso, alcuni banchi recuperati dai depositi della vecchia sacrestia della chiesa parrocchiale, una statua della Madonna; gli stessi abitanti del Villaggio donano le sedie, anch’esse di recupero. Nel locale accanto al salone viene allestita una piccola sacrestia che funge anche da confessionale.

La chiesina è dedicata a San Pietro e il parroco pensa di “battezzare” anche la frazione dandole il nome di “Villaggio San Pietro”. Quasi nessuno in paese lo nomina in tal modo; tuttavia scompare almeno il sarcastico nome di “villaggio Arabo” rimanendo l’abituale e simpatico soprannome di “Polèr”.
La messa nella “nuova” chiesina all’inizio è celebrata la domenica mattina e successivamente, come tuttora avviene, in giornata prefestiva al pomeriggio. Al decoro della chiesetta provvedono le famiglie della frazione. Essa è sempre in ordine: pavimenti tirati a lucido con cera, banchi lustrati con olio di lino, vasi sempre colmi di fiori dei vari giardini delle famiglie, ceri accesi anche durante la settimana, dato che la chiesetta rimane aperta, pur senza funzioni, tutti i giorni. L’unico problema che ricorre costantemente è creato dall’umidità di risalita che intacca e scrosta la base delle pareti e che richiede continui ripristini d’intonaco e di tinteggiatura.

Il primo importante avvenimento, oltre alla celebrazione settimanale della Messa, sono le Sante Missioni della parrocchia tenute da 4 frati cappuccini dal 13 al 27 settembre 1960 che vedono coinvolto a pieno titolo il Villaggio e la sua chiesina.
Sull’onda dell’entusiasmo gli abitanti del Villaggio progettano addirittura la costruzione di una nuova chiesa sul posto. L’area individuata è un triangolo di terreno libero tra la via Monte Bianco e la via Rasica (oggi totalmente occupato da abitazioni dove, per dare un riferimento, c’è un’edicola-tabaccheria, un ristorante e numerose villette a schiera). I tempi di magre finanze della Parrocchia, impegnata già in notevoli spese (il restauro della parrocchiale e del santuario, la costruzione del nuovo cinema e altre opere messe già in cantiere), e l’asfaltatura della strada, che va ad accorciare le distanze
tra la “portineria” del Villaggio e il centro del paese, lasciano nei sogni l’ultimo desiderio di “secessionismo” degli abitanti del nuovo borgo.

Il salone dove da anni viene celebrata la Messa e il piano superiore, dapprima adibito ad aule delle Scuole Elementari, successivamente divenuto ambulatorio medico ed infine ritornato a funzione abitativa, nel 1972 sono venduti alla Parrocchia dal signor Spinelli di Crema per un importo di £.5.500.000.
La chiesina rimane la stessa per anni, sempre decorosa ma ormai troppo piccola per accogliere la popolazione del borgo, sempre in crescita d’abitanti. Pertanto, nel nell’estate del 2005 il parroco don Eliseo Pasinelli pone mano a una completa ristrutturazione. Su progetto e direzione lavori del geom. Bocchiola, un residente del Villaggio, i lavori vengono eseguiti dall’impresa Gi.Pe. di Osio Sopra. Lo spazio viene completamente rivoluzionato e ampliato con l’annessione del locale separato che funge da ingresso; l’altare viene posizionato a nord rispetto al precedente orientamento verso est; sono bonificati i muri per evitare l’umidità di risalita; è rifatta completamente la pavimentazione; sono tinteggiate e decorate le pareti; vengono sostituiti tutti i serramenti ed è realizzata
la nuova porta d’ingresso inserita in una luminosa vetrata che dà direttamente sulla strada.
Il 24 settembre del 2005, a lavori ultimati, la chiesina rimessa a nuovo viene benedetta e dedicata al Beato Papa Giovanni XXIII (proclamato successivamente santo da Papa Francesco il 27 aprile 2014) e a Santa Gianna Beretta Molla (morta il 28 aprile 1962 e canonizzata santa da Papa Giovanni Paolo II nel 2004).

Alla cerimonia della suggestiva dedicazione sono presenti e portano testimonianza il fratello di Santa Gianna, Mons. Giuseppe Beretta, e un pronipote di Papa Giovanni.
Gli ultimi ammodernamenti della chiesina sono apportati dal parroco don Gianni Rigamonti con l’installazione dell’impianto di riscaldamento e raffrescamento. Dell’originale struttura rimangono fedeli testimoni il Crocefisso, l’altare e la vecchia campanella, situata sulla facciata esterna, che tutti i giorni prefestivi fa sentire i suoi rintocchi e richiama per la S. Messa non solo gli abitanti dal “Villaggio” ma anche dal “paese”. I confini così marcati negli anni ’50 anche per merito suo sono scomparsi: la chiesetta del Villaggio non è più simbolo rappresentativo di una frazione ma patrimonio dell’intera comunità.

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