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Nido il Cucciolo – La dimensione del tempo

“Le cose di ogni giorno raccontano segreti a chi le sa guardare ed ascoltare” (Gianni Rodari)

Per guardare, ascoltare e conoscere è necessario il TEMPO. Maria Montessori raccomandava insegnanti e genitori di non anticipare i tempi dei bambini e di rispettare sempre le loro fasi di crescita. Per crescere in modo armonico un bambino ha bisogno di prendere e perdere tempo, di avere un tempo per sé dove sperimentare il silenzio, le cose, la fantasia, il fantastico. E le educatrici hanno bisogno di tempo per ascoltare i bambini, per osservarli, per viverli e per permettere loro di vivere i propri tempi e il contesto.

La filosofia del nostro servizio si ripropone di pensare ai tempi dell’educare nell’ottica della percezione del tempo propria dell’infanzia, di dare respiro alla sua dimensione soggettiva, dunque creativa. “Quello del bambino” dice Piaget, “è un tempo ludico e magico, è il tempo di un infinito presente, del gioco privo di passato e di futuro.” Bisogna, quindi, saper attendere, sospendere l’azione, saper modulare e adeguare la velocità ai bimbi. E’ necessario essere un po’ tartarughe e lumache.

“In questo viaggio che è iniziato quando ho voluto avere un nome ho imparato tante cose. Ho imparato l’importanza della lentezza e, adesso, ho imparato che il Paese del Dente di Leone, a forza di desiderarlo, era dentro di noi.” (Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza di Luis Sepúlveda)

Nel nido, quindi, si vive la giornata facendo molta attenzione a prendersi e anche a perdere del tempo per:

  1. ascoltare (ascoltare per conoscere storia, cultura e emozioni di ogni bambino, delle famiglie, del personale);
  2. parlare ( parlare con i bambini, dei bambini, per i bambini);
  3. rispettare (vita di gruppo, conoscenza, affetti nascono dall’ascolto e dal rispetto dei tempi e dei ritmi di ognuno);
  4. darsi tempo (seguendo linee circolari, indirette che portano alla scoperta e gusto delle piccole cose);
  5. scegliere (osservare, confrontare il vissuto al nido per operare scelte sempre più aderenti ed efficaci per il gruppo;
  6. giocare (per permettere al bambino di esprimersi, capire il mondo, entrare in rapporto con gli altri);
  7. passeggiare, camminare, muoversi a piedi per vivere in un territorio e conoscerlo e per il piacere di stare assieme ai bambini;
  8. crescere (per prepararci al futuro è necessario dare tutto il tempo e lo spazio al nostro presente con le potenzialità e i limiti che appartengono a tutti ad ognuno).

Perdere tempo per guadagnare tempo. Rallentare perché la velocità si impara nella lentezza. Il personale è sempre disponibile, pertanto, ad offrire tempo di ascolto, di approccio relazionale, rispettando le necessità e le disponibilità del bambino stesso (quotidianità, pasto, sonno, cambio) e della famiglia.
Importate rilevanza viene data al tempo della routine che rappresenta la pratica attraverso cui si realizza la cura del bambino in momenti considerati di estrema importanza per la sua crescita, sia dal punto di vista fisico che psichico, nonché per l’apprendimento di prassi educative ed autonomie che lo accompagneranno per tutta la vita.

In passato le routines venivano considerate tappe della giornata prioritariamente assistenziali mentre oggi la cura, l’abitudine, la ripetitività, sono considerati momenti pedagogici importanti per lo sviluppo affettivo emotivo e cognitivo dei bambini. Questi momenti vengono vissuti con particolare attenzione al ritmo che deve avere la cadenza adeguata ad ogni singolo.

“La routine quotidiana non è la noiosa ripetizione di gesti, è l’incontro con un tempo conosciuto e sicuro che lo fa star bene, e un tempo atteso e previsto che dando sicurezza, invita all’esplorazione e alla ricerca. Per l’educatrice è lo stupore che il “ripetere” è comunque trovare ogni giorno, nel rapporto col bambino, qualcosa di nuovo e non previsto, l’eccezionale della quotidianità. (…)” (tratto da www.edscuola.it, “Al di là delle parole”).