Parrocchia

Donne e uomini capaci di carità

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La nuova lettera del Vescovo Francesco
Il Vescovo di Bergamo, Monsignor Francesco Beschi, ha presentato durante l’assemblea diocesana la nuova lettera pastorale dal titolo “Donne e uomini capaci di carità”. Il filo conduttore dell’anno pastorale 2015-2016 sarà quello del Buon Samaritano (Luca 10, 25-37). L’icona artistica, che è riportata anche in questa pagina, sarà l’opera di Vincent Van Gogh, “Il buon samaritano”.
Lungo la strada fra Gerusalemme e Gerico un passante, un uomo di cui non sappiamo neppure il nome, viene rapinato e lasciato mezzo morto per terra. Se Gerusalemme è la città del Tempio, Gerico è il quartiere residenziale per religiosi che prestano servizio nella città santa. Alcuni di loro, passando sul sentiero incontrano il malcapitato, ma per non macchiare la purità che il loro status richiede, lo scansano. Solo un uomo di Samaria, ritenuto come tutti quelli della sua etnia un pericoloso e rozzo individuo, il peggio che una persona in difficoltà vorrebbe incontrare, invece si ferma e si prende cura di lui.
Il gesto di pietà del samaritano incarna appieno il senso cristiano della carità. Il samaritano non è un eroe e non compie alcun gesto soprannaturale. Il samaritano si accorge solo che un’altra persona, di cui non conosce neppure il nome, è in difficoltà; gli presta un primo soccorso, lo affida alle cure di mani esperte e si sincera, al ritorno da un viaggio, del decorso della sua guarigione.

Raccontata così, la parabola del buon samaritano sembra proprio una qualunque situazione quotidiana in cui ognuno di noi potrebbe imbattersi: un incidente, una persona che versa in difficoltà economiche, una persona sola, un amico che non sa quale decisione prendere. La carità è il bivio di fronte al quale ognuno di noi si trova a scegliere: preferiamo non immischiarci, non farci mettere in mezzo, non “sporcarci le mani”, oppure lasciamo che l’attenzione al bisogno altrui ci spinga a fare un gesto d’amore e d’aiuto?
Un gesto caritatevole è semplicemente questo: prestare attenzione e aiuto a un fratello in modo disinteressato, non calcolando egoisticamente le conseguenze che ne possono derivare, quali il denaro che dovremo spendere, l’impegno e lo sforzo che ci verranno richiesti, il tempo che sottrarremo al nostro riposo o divertimento. Spesso l’unica ricompensa sarà un “grazie” che viene però dal profondo del cuore. Proprio come ha fatto il buon samaritano che non solo ha agito senza pensare alle conseguenze (“chi mi ridarà i soldi spesi per le cure del malcapitato?”), ma non ha preteso neppure un ringraziamento.
Dopo l’iniziativa “Donne e uomini capaci di eucarestia”, il Vescovo, per l’anno pastorale 2015/2016, ci propone il tema avvincente e impegnativo della carità. Nella nostra società moderna dove tutto è governato da regole di legge e ogni “prestazione di servizio” ha un prezzo, riflettere sul tema della gratuità di noi stessi al servizio dei bisogni degli altri non sarà una cosa facile.

Emblematico anche il titolo del Sussidio Pastorale proposto dal Vescovo Francesco: “Fa’ questo e vivrai”; un invito a vivere un impegno concreto nella propria vita al grido di “io ci provo!”.

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oratosio

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